COP29 di Baku
12/12/2024
COP29 di Baku: le sfide della crisi climatica restano aperte
La 29esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop29), conclusasi recentemente a Baku, capitale e centro del commercio dell’Azerbaigian, ha portato a un accordo che, nonostante sia stato definito “storico” da alcuni, ha lasciato insoddisfatti molti attori del dibattito globale.
Le decisioni prese, soprattutto in materia di finanziamenti per il clima, evidenziano il permanere di disaccordi e incertezze sul futuro della lotta alla crisi climatica.
Ecco i punti salienti e le reazioni di una conferenza che ha acceso speranze, ma anche polemiche.

I finanziamenti per la transizione dei paesi in via di sviluppo
Uno degli aspetti più attesi e controversi della Cop29 riguardava la somma che i Paesi sviluppati avrebbero dovuto garantire ai Paesi in via di sviluppo per sostenere la loro transizione energetica e l’adattamento ai cambiamenti climatici.
Il nuovo obiettivo collettivo fissato a Baku prevede un contributo annuale di 300 miliardi di dollari da parte dei Paesi sviluppati fino al 2035.
Questo rappresenta un aumento rispetto al precedente impegno di 100 miliardi annui, ma è comunque la metà di quanto richiesto dai Paesi in via di sviluppo, secondo le stime degli esperti delle Nazioni Unite.
Video conferenza finale COP29
Una somma contestata
Le Organizzazioni Non Governative e molti rappresentanti dei Paesi vulnerabili hanno criticato l’importo, giudicandolo inadeguato. “Un budget insufficiente che non tiene conto dell’inflazione e delle reali necessità”, hanno dichiarato diverse ONG presenti al vertice.
Inoltre, l’accordo prevede che i fondi provengano principalmente dai bilanci pubblici dei Paesi ricchi, integrati da investimenti privati e da eventuali “sorgenti alternative”, come tasse globali su grandi fortune o sul trasporto aereo e marittimo, ipotesi ancora in fase di studio.
Il documento stabilisce anche che i 300 miliardi dovranno servire da leva per mobilitare ulteriori 1.300 miliardi di dollari annui entro il 2035, una cifra che secondo gli esperti rappresenta il fabbisogno reale dei Paesi in via di sviluppo per affrontare le sfide climatiche.
La Cina e gli altri paesi emergenti
Un altro tema caldo del vertice ha riguardato la richiesta, avanzata dai Paesi occidentali, di ampliare l’elenco degli Stati responsabili dei finanziamenti climatici, includendo economie emergenti come la Cina, Singapore e i Paesi del Golfo.
Tuttavia, la Cina ha rifiutato categoricamente l’inserimento nella nuova lista, mantenendo il proprio contributo come volontario.
L’accordo di Baku invita i Paesi non sviluppati a fornire contributi finanziari, ma senza obblighi formali. Per contro, i finanziamenti provenienti da economie emergenti tramite banche multilaterali di sviluppo potranno essere conteggiati nell’obiettivo globale dei 300 miliardi, una concessione accolta favorevolmente dall’Unione europea.
La posizione dei paesi più vulnerabili
I Paesi meno sviluppati (PMS) e i piccoli Stati insulari, tra i più colpiti dagli effetti del cambiamento climatico, hanno espresso inizialmente forti riserve sull’accordo.
La loro richiesta principale era che una quota degli aiuti fosse esplicitamente destinata alle loro esigenze.
Tuttavia, pressioni e compromessi diplomatici li hanno portati ad accettare l’intesa, pur esprimendo insoddisfazione per l’assenza di un impegno specifico in loro favore.
L’accordo anticipa al 2030 l’obiettivo di triplicare i finanziamenti pubblici attraverso fondi multilaterali, che dovrebbero garantire priorità ai Paesi più vulnerabili.
Una roadmap dettagliata è attesa per la prossima Cop30, prevista nel novembre 2025 a Belém, Brasile.

Shangai, Cina - La Cina ha deciso di mantenere il proprio contributo al finanziamento climatico volontario
La transizione dai combustili fossili: un tema scomodo
Nonostante l’urgenza di abbandonare i combustibili fossili per ridurre le emissioni di gas serra, il tema è stato sorprendentemente marginale nei documenti della Cop29.
Il riferimento alla transizione verso fonti di energia rinnovabile, che aveva rappresentato un punto chiave della Cop28 di Dubai, è apparso solo in modo implicito nei richiami agli impegni precedenti.
L’Unione europea aveva proposto un monitoraggio annuale degli sforzi per ridurre l’uso di petrolio, gas e carbone, ma questa misura non è stata accolta, soprattutto a causa dell’opposizione di Paesi produttori come l’Arabia Saudita.
Reazioni contrastanti
Le reazioni all’esito della Cop29 sono state molto diverse. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha definito l’accordo “storico” e ha dichiarato che “nessuno può fermare la rivoluzione dell’energia pulita”. Anche l’Unione europea ha accolto positivamente l’intesa, considerandola un passo avanti verso una “nuova era” nella finanza per i Paesi più poveri.
Tuttavia, il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso insoddisfazione, definendo l’accordo “non all’altezza delle sfide”. I rappresentanti dei Paesi meno sviluppati, come Sunday Evans Njewa del Malawi, hanno lamentato l’assenza di ambizione, mentre l’India ha definito l’importo stanziato “irrisorio”.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha descritto l’accordo come “una base su cui costruire”, ribadendo la necessità di un impegno più forte e ambizioso per affrontare la crisi climatica.

A sinistra Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite
Un piccolo passo per i cittadini: l'isolamento del sottotetto
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