Edilizia sostenibile

20/03/2025

Edilizia sostenibile: facciamo il punto

L’emergenza climatica e la tutela della biodiversità sono oggi al centro dell’attenzione globale, con l’Europa che guida il cambiamento attraverso pratiche di finanza sostenibile e strategie di riduzione dell’impatto ambientale.

Un aspetto da tenere in grande considerazione nel corso di questa transizione è sicuramente l’efficienza energetica degli edifici, dove accorgimenti imprescindibili come, ad esempio, l’isolamento termico del sottotetto possono avere una grande importanza nella riduzione dei consumi, quindi nella riduzione delle emissioni di CO2 e nel miglioramento del comfort abitativo.

Abitare in una casa più calda d’inverno e più fresca d’estate è sicuramente un piacere e un beneficio per tutti, e se unito alla possibilità concreta di un risparmio significativo, molto evidente, in bolletta diventa una scelta imprescindibile.

Questo è quanto offre e garantisce dal 1986 Isolare, riconosciuta sul mercato come azienda leader e per molti (a ragione) la numero uno in Italia nell’isolamento termico del sottotetto e dell’intercapedine dei muri di casa.

edilizia sostenibile

Isolamento sottotetto: un contributo concreto all'edilizia sostenibile

L’obiettivo per tutti è avvicinarsi al “consumo zero”, non lo diciamo noi  ma i numeri e i fatti, quindi dobbiamo muoverci concretamente e velocemente, ognuno dando il proprio contributo. Non importa quanto grande esso sia, l’importante è farlo, con coscienza e serietà, senza girarsi dall’altra parte, perché ora più che mai dobbiamo guardare negli occhi il problema e affrontarlo.

Il pianeta soffre, le risorse scendono e il rischio di arrivare al punto di non ritorno e molto più vicino di quanto si possa immaginare.

Come dare il proprio contributo in questa lotta contro il tempo?

Sicuramente partendo da gesti concreti, come l’isolamento del sottotetto con tecniche avanzate come l’insufflaggio, creato e portato avanti da Isolare, che non solo riduce i consumi energetici, ma contribuisce attivamente alla lotta contro il cambiamento climatico.

Il risparmio energetico ottenuto con una adeguata coibentazione si traduce da subito in minori emissioni e in un uso più razionale delle risorse naturali. Una scelta naturale che deve, non dovrebbe, essere in ogni abitazione sul pianeta per iniziarere a combattere quello che tutti chiamiamo  “climate change”.

Clima e biodiversità: l’Europa al comando

Secondo la quarta edizione del “Sustainable Asset Management Survey” condotta da Prometeia, il 38% degli asset manager leader nelle pratiche di sostenibilità ambientale si trova in Europa.

Questo dato conferma il primato del vecchio continente nel promuovere strategie per mitigare il cambiamento climatico e preservare la biodiversità. Al contrario, negli Stati Uniti, solo il 13% degli asset manager registra punteggi ESG elevati, evidenziando un gap significativo tra le due aree geografiche. Una forbice che potrebbe allargarsi ulteriormente, quella tra Europa e Stati Uniti, visti i primi atti ufficiali dell’amministrazione Trump.

Con l’ordine esecutivo firmato nel giorno del ritorno alla Casa Bianca, Donald Trump ha portato gli Stati Uniti fuori dall’Accordo di Parigi contro il cambiamento climatico. Di nuovo. Lo aveva già fatto durante il primo mandato: la sua posizione sulla crisi climatica oscilla da sempre tra lo scetticismo estremo e il negazionismo. Ancora durante la campagna elettorale per la presidenza, Trump usava il termine «hoax» (bufala) in riferimento all’Accordo di Parigi e agli effetti del global warming, e chiamava «climate hoaxsters» quelli che secondo lui sono profeti di sventura. In altre occasioni, il presidente ha parlato di estreme esagerazioni degli effetti e dei rischi, di inevitabilità del riscaldamento globale, di complotti e imbrogli sull’energia pulita e sulle altre soluzioni per contrastarlo.

Non si è risparmiato toni irrisori nei confronti della comunità scientifica, che a suo dire «non sa cosa sta succedendo».

Nella realtà, la letteratura scientifica sottoposta a procedura di peer-review, ossia il processo di revisione tra pari, ad oggi il principale metodo alla base della valutazione, e conseguente selezione, delle pubblicazioni scientifiche, è praticamente unanime sul legame diretto che esiste tra l’aumento delle emissioni di gas serra, generate dalle attività umane, e l’aumento delle temperature globali. Le une e le altre hanno fatto segnare nuovi record nel 2024.

Gli Stati Uniti sono il secondo maggior produttore di emissioni di gas serra. Sono responsabili di circa il 13% delle emissioni di anidride carbonica, contro oltre il 31% della Cina e meno del 7% dell’Unione Europea (7,5% se si somma il Regno Unito). Gli Stati Uniti sono però al primo posto per emissioni cumulative nel periodo compreso tra il 1750 e il 2023.

L’Accordo di Parigi, che Trump bolla come «ingiusto e unilaterale», è il trattato adottato nel dicembre 2015 dalle oltre 190 nazioni aderenti alla Unfccc, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, pietra miliare sulla quale si basa la diplomazia mondiale della lotta al global warming, attraverso le macrodirettrici della mitigazione (taglio dei gas serra), dell’adattamento (investimenti in prevenzione e resilienza) e finanza climatica (aiuti ai Paesi in via di sviluppo).

Recependo le raccomandazioni della scienza, l’Accordo di Parigi fissa l’obiettivo di limitare l’aumento delle temperature globali a fine secolo il più vicino possibile a 1,5 gradi, rispetto ai livelli pre-industriali, e comunque molto al di sotto dei 2 gradi.

Intitolato «Putting America first in international environmental agreements» (Mettere l’America al primo posto negli accordi internazionali sull’ambiente), l’ordine esecutivo con il quale Trump si libera del trattato è stato firmato il 20 gennaio 2025 e ha avviato il processo di ritiro degli Stati Uniti da qualsiasi accordo, patto, convenzione o impegno simile assunto nell’ambito dell’Unfccc.

Il ritiro diventa efficace un anno dopo la notifica al segretario generale delle Nazioni Unite, già eseguita dalla Casa Bianca: come ha confermato l’Onu, scatterà il 27 gennaio 2026. A quel punto, gli Stati Uniti si uniranno al ridotto drappello di Stati che sono fuori dall’accordo: Iran, Libia e Yemen.

Nei dodici mesi tra la notifica dell’uscita e la sua entrata in vigore, spetta a Trump decidere se inviare delegazioni a riunioni sul clima o partecipare a vertici legati all’accordo. Già l’annuncio della volontà di abbandonare il trattato, alla vigilia della Cop29, che si è svolta lo scorso novembre a Baku, in Azerbaijan, ha influenzato in modo pesante lo svolgimento e l’esito dei negoziati, sfociati in un fallimento quasi completo, coperto a mala pena da un’intesa che al massimo salva il meccanismo diplomatico delle Conferenze annuali sul clima. L’inviato di Joe Biden, John Podesta, si è trovato di fatto delegittimato dal presidente eletto.

Trump non ha (ancora) annunciato il ritiro anche dal trattato Unfccc, ratificato dal Senato degli Stati Uniti e che ha fornito il quadro di riferimento per la negoziazione e la firma dell’Accordo di Parigi. In ogni caso, l’ordine esecutivo indica che l’Amministrazione limiterà fortemente la partecipazione, anche per quanto riguarda i finanziamenti, e potrebbe non inviare delegazioni alle riunioni della Conferenza delle parti (Cop). Una volta che il ritiro dall’Accordo di Parigi entrerà in vigore, l’Amministrazione Usa potrebbe essere ammessa a partecipare alle riunioni della Unfccc (e partecipare a eventuali votazioni), ma non alle riunioni dell’Accordo di Parigi: in queste occasioni gli Usa potranno partecipare solo come osservatori, senza diritto di voto.

Ritornando a noi, dall’analisi di Prometeia emerge che il 98% degli operatori finanziari ha già integrato il rischio climatico nelle proprie strategie di investimento, mentre l’83% ha iniziato a occuparsi di biodiversità. Tuttavia, solo il 47% ha adottato metriche specifiche per la tutela degli ecosistemi, dimostrando che c’è ancora molto da fare.

L'isolamento termico come parte della soluzioni per l'edilizia sostenibilie

Per raggiugere gli obiettivi di sostenibilità, l’isolamento del sottotetto si inserisce come una delle strategie più efficaci per migliorare l’efficienza energetica degli edifici e ridurre l’impatto ambientale.

Tra i benefici principali troviamo:

  • Riduzione delle emissioni di CO2 grazie a minori consumi energetici per il riscaldamento e il raffrescamento.
  • Miglioramento del comfort abitativo con ambienti interni più salubri e temperature più stabili.
  • Risparmio economico derivante da bollette energetiche più leggere.

Finanza e investimenti nel settore dell'edilizia sostenibile

L’attenzione crescente verso il climate change e la biodiversità si riflette anche nel settore edilizio, dove sempre più investitori e aziende adottano soluzioni sostenibili.

Il report di Prometeia evidenzia tre ambiti chiave su cui si concentrano gli asset manager

  • Monitoraggio ambientale: analisi del consumo di acqua, gestione dei rifiuti e impatto sulle risorse naturali.
  • Metriche e risk management: integrazione di criteri ambientali nei processi di gestione del rischio.
  • Fondi sostenibili: investimenti in progetti e tecnologie per la transizione ecologica.

 

L’isolamento termico del sottotetto rientra perfettamente in questa logica, offrendo un ritorno sull’investimento sia in termini ambientali che economici.

Una road map per la biodiversità e l’efficienza energetica

Molti asset manager stanno adottando strategie per integrare la biodiversità nei loro investimenti.

Secondo Prometeia, il percorso tipico si sviluppa in tre fasi:

  • Adozione di standard internazionali come la Task Force on Nature-related Financial Disclosures (TNFD).
  • Implementazione di policy aziendali sulla rendicontazione non finanziaria.
  • Lancio di fondi dedicati alla biodiversità con obiettivi misurabili.

 

Parallelamente, l’isolamento termico degli edifici e il miglioramento dell’efficienza energetica rappresentano passi concreti per supportare questi obiettivi, riducendo l’impatto ambientale e migliorando la qualità della vita.

Isolamento termico e edilizia sostenibile

Con l’Europa in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici e nella tutela della biodiversità, l’adozione di strategie di efficienza energetica diventa cruciale. L’isolamento del sottotetto con insufflaggio rappresenta una soluzione immediata ed efficace per ridurre le emissioni, migliorare il comfort abitativo e contribuire agli obiettivi di sostenibilità.

Il settore edilizio ha un ruolo chiave nella transizione ecologica, e con le giuste politiche di investimento e soluzioni innovative, come l’isolamento termico, possiamo costruire un futuro più sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

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