FRICKS: i mattoni del futuro

06/11/2025

Alla Biennale 2025 il progetto che trasforma i rifiuti da demolizione in nuove architetture leggere e intelligenti

Nel cuore della transizione ecologica, l’edilizia resta uno dei settori più complessi da riconvertire. Secondo i dati della Commissione Europea, quasi un terzo dei rifiuti prodotti ogni anno nell’Unione proviene dalle costruzioni e demolizioni. Cemento, laterizi, ceramiche, intonaci e isolanti rappresentano un’eredità materiale ingombrante, spesso destinata alle discariche o al downcycling, ovvero a un riuso di valore inferiore rispetto al materiale originario.

In questo scenario nasce FRICKS – Upcycled Foamed Bricks, un progetto di ricerca e sperimentazione che ha l’ambizione di trasformare i rifiuti del costruito in una nuova generazione di mattoni leggeri, porosi e completamente riciclati, aprendo una prospettiva radicalmente diversa sul futuro dei materiali edilizi.

Firmato da Juliana Mariz de Oliveira Simantob , Claudia Gowgiel  e Pinelopi Filothei Karali, il progetto presentato alla Biennale di Architettura 2025, porta al centro del dibattito un tema cruciale: come costruire il futuro riducendo al minimo la produzione di nuovi materiali e valorizzando ciò che già abbiamo.

fricks

Dal rifiuto al materiale: una nuova materia prima urbana

Ogni edificio, prima o poi, diventa rifiuto. È una realtà che il settore edile ha a lungo ignorato, confidando nella disponibilità pressoché illimitata di risorse naturali e nel basso costo della produzione tradizionale. Ma oggi, con la crisi climatica e l’esaurimento di molte materie prime, la prospettiva è cambiata.

In Spagna, ad esempio, oltre il 50% dei rifiuti da costruzione e demolizione (CDW) è costituito da mattoni e materiali ceramici, mentre il resto è composto da cemento, malte e gesso. Si tratta di materiali tutt’altro che innocui: la loro produzione è ad alta intensità energetica e genera quantità significative di CO₂.

FRICKS nasce esattamente da questa consapevolezza. L’obiettivo è chiudere il ciclo del laterizio, sottraendo i frammenti di mattoni e ceramiche al destino della discarica per dar loro nuova vita sotto forma di un materiale geopolimerico innovativo, leggero, atossico e completamente riciclato.

Il cuore del progetto è la ricerca di un equilibrio tra chimica dei materiali, design e sostenibilità. I FRICKS non sono semplicemente “mattoni riciclati”, ma un sistema costruttivo completamente nuovo, basato su geopolimeri ottenuti dalla polverizzazione dei rifiuti edilizi e dal loro trattamento con leganti minerali a basso impatto ambientale.

Il processo si fonda su protocolli di produzione innovativi, sviluppati per controllare la porosità e la densità del materiale. Questo consente di ottenere differenti prestazioni a seconda dell’applicazione:

  • alta porosità per componenti isolanti o pannelli fonoassorbenti,
  • densità maggiore per elementi strutturali o facciate ventilate.

Il risultato è un mattone modulare, adattabile, che mantiene la memoria materica del suo passato, le sfumature rosse e terrose dei laterizi demoliti, ma la proietta in una nuova dimensione estetica e funzionale.

Come spiegano le ricercatrici, FRICKS è “un sistema materiale che unisce la memoria dell’edilizia tradizionale alla logica contemporanea del riciclo e della leggerezza”. Non più scarti, ma risorse.

Upcycling e non solo: il valore aggiunto del design circolare

L’aspetto più interessante di FRICKS è il suo approccio upcycled, cioè la capacità di aumentare il valore dei rifiuti attraverso un nuovo processo di trasformazione. Mentre il riciclo tradizionale spesso degrada la qualità del materiale, qui avviene il contrario: i rifiuti diventano base per un prodotto più evoluto, più leggero e con migliori prestazioni.

Questo passaggio concettuale – dal “recupero” alla “rigenerazione” – è ciò che rende FRICKS un progetto pionieristico nel campo della circolarità applicata all’edilizia. Il mattone diventa non solo un elemento costruttivo, ma anche un manifesto culturale: costruire non deve più significare distruggere.

In questo senso, l’esperienza dei FRICKS dialoga con le più recenti strategie europee per la decarbonizzazione del settore delle costruzioni, che pongono la rigenerazione dei materiali al centro delle politiche di sostenibilità.

Materiali geopolimerici: la frontiera verde dell'edilizia

Alla base dei FRICKS vi è una classe di materiali ancora relativamente nuova per il grande pubblico: i geopolimeri . Questi composti inorganici, sono catene o reti di molecole minerali legati con legami co – valente, in pratica vanno a simulare la chimica delle rocce naturali. Ottenuti tramite reazioni di polimerizzazione tra silicio e alluminio in ambienti alcalini, rappresentano una valida alternativa ai cementi tradizionali.

Rispetto al cemento Portland, i geopolimeri richiedono meno energia di produzione, riducono le emissioni di anidride carbonica fino al 90% e permettono di incorporare grandi quantità di scarti industriali o minerari.

Nel caso di FRICKS, la formulazione geopolimerica viene arricchita da microbolle d’aria controllate, che conferiscono al materiale leggerezza e capacità isolante. È qui che nasce il concetto di “Foamed Bricks”: mattoni schiumati, capaci di unire resistenza meccanica e comfort termico.

Le prime sperimentazioni mostrano una conducibilità termica ridotta e un’elevata resistenza al fuoco, rendendo il materiale adatto sia per interventi di retrofit su edifici esistenti sia per nuove costruzioni sostenibili, oltre ad essere perfettamente compatibile con l’intervento primo per ogni abitazione, ossia l’isolamento termico del sottotetto.

L'architettura come laboratorio di sostenibilità

Alla Biennale di Architettura 2025, FRICKS è stato proposto non solo come progetto di ricerca, ma come installazione esperienziale. L’allestimento ha messo in dialogo materia, luce e suono per raccontare il ciclo vitale del materiale: dalla demolizione al nuovo mattone.

Le superfici porose e irregolari dei FRICKS, lontane dalla perfezione industriale dei laterizi comuni, evocano un’estetica organica, più vicina alla natura che alla fabbrica. Ogni modulo racconta la storia del proprio riuso, una memoria visiva del tempo e della trasformazione.

Questa dimensione poetica è parte integrante del progetto. L’upcycling, in FRICKS, non è solo un atto tecnico, ma un gesto culturale, che restituisce valore al passato e responsabilità al futuro.

Verso una nuova cultura del costruire

Il significato più profondo di FRICKS va oltre la materia. Il progetto invita a ripensare il modo in cui concepiamo le città, i materiali e i cicli produttivi.

In un mondo che consuma risorse più velocemente di quanto la Terra possa rigenerarle, l’idea di estrarre, produrre, costruire e demolire non è più sostenibile. Serve una nuova etica del costruire, in cui ogni elemento venga pensato fin dall’origine per essere riutilizzato, riparato o rigenerato.

Progetti come FRICKS mostrano che la ricerca interdisciplinare – tra design, scienza dei materiali e sostenibilità – può davvero cambiare le regole del gioco. E lo fanno con un linguaggio positivo, accessibile, in grado di dialogare sia con i professionisti del settore sia con il pubblico più ampio.

Come spiegano le autrici, “l’obiettivo non è solo creare un materiale migliore, ma contribuire a costruire un immaginario diverso, in cui i rifiuti non siano più fine vita, ma inizio di qualcosa di nuovo.”

Il futuro è ri(costruito)a

FRICKS si inserisce perfettamente nella visione europea di economia circolare e neutralità climatica al 2050. È la dimostrazione concreta che un altro modo di costruire è possibile, se si abbandona la logica lineare della produzione per abbracciare quella circolare della rigenerazione.

Che si tratti di un piccolo mattone o di un grande edificio, ogni gesto progettuale conta. E se è vero che l’architettura del futuro dovrà essere “più leggera”, non solo in senso fisico ma anche ambientale, FRICKS offre un esempio tangibile di come la leggerezza possa nascere dal peso del passato.

Alla Biennale 2025, questo progetto non ha presentato semplicemente un materiale ma ha proposto una visione in cui scarti e bellezza convivono, e dove il costruire torna a essere un atto di cura verso il mondo che abitiamo.

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