Il futuro del green deal europeo

30/10/2025

L’85% dei cittadini europei considera il cambiamento climatico un problema grave e urgente, che impatta sulla salute, sulla sicurezza e sulla qualità della vita di tutti. Una percentuale pressoché identica ritiene che combatterlo debba essere una priorità politica e sociale, non solo per salvaguardare l’ambiente, ma anche per creare un futuro più equo e sostenibile. E il 77% degli europei crede che i costi dell’inazione siano di gran lunga superiori a quelli richiesti per la transizione verso un’economia a zero emissioni.

Sono numeri che parlano chiaro. Lo conferma l’ultimo Eurobarometro sul clima, condotto su oltre 26.000 persone nei 27 Stati membri dell’Unione Europea. La consapevolezza ambientale è diffusa, trasversale e solida. Ma allora, perché il Green Deal europeo sembra rallentare?

green deal

Il Green Deal: dalle promesse ambiziose alle incertezze politiche

Lanciato nel 2019 dalla Commissione von der Leyen, lo European Green Deal rappresentava un impegno epocale: fare dell’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. Un progetto che ha ispirato riforme, investimenti e nuove normative, coprendo energia, edilizia, trasporti, industria e agricoltura.

Tuttavia, con l’avvio di un nuovo ciclo politico europeo, lo slancio iniziale sembra essersi affievolito. Le priorità geopolitiche sono cambiate: la guerra in Ucraina, le tensioni commerciali globali e le crisi energetiche hanno spostato il focus dell’Unione verso temi come la difesa comune, la competitività industriale e la semplificazione normativa.

Questo mutamento si riflette in alcune scelte recenti: a fine giugno, la Commissione ha ritirato la proposta di direttiva contro il greenwashing, proprio quando era in dirittura d’arrivo dopo due anni di lavori. Inoltre, è stata posticipata di due anni l’entrata in vigore delle normative CSRD e CSDDD sulla sostenibilità aziendale e la due diligence nelle filiere produttive.

La nuova proposta presentata dalla Commissione fissa il traguardo al 2040: una riduzione del 90% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990. Un obiettivo ambizioso, coerente con l’Accordo di Parigi, ma accompagnato da clausole di flessibilità che stanno facendo discutere: l’uso di crediti di carbonio internazionali, la possibilità di bilanciare performance tra settori economici e un generale approccio meno rigido alla neutralità climatica.

L’intenzione è chiara: rendere gli obiettivi climatici più raggiungibili, considerando le diverse situazioni economiche e industriali degli Stati membri. Tuttavia, molti osservatori temono che questa flessibilità possa trasformarsi in un freno all’azione, soprattutto in un contesto di crescente politicizzazione dei temi ambientali.

Non a caso, la proposta ha sollevato forti critiche da parte delle ONG e degli attivisti per il clima. Anche all’interno della Commissione, le divergenze non mancano: Teresa Ribera, vicepresidente con delega alla Transizione Verde, ha parlato apertamente di “codardia politica” e ha messo in guardia sul rischio di compromettere la credibilità dell’UE come leader globale nella lotta al cambiamento climatico.

Nel frattempo, mentre gli eventi climatici estremi, ondate di calore, incendi, siccità, diventano sempre più frequenti, l’urgenza di agire non si attenua. Al contrario: diventa ogni giorno più concreta e locale.

Isolamento del sottotetto: un gesto concreto per affrontare la sfida climatica

In un panorama complesso come quello attuale, la sostenibilità non può rimanere solo un obiettivo delle istituzioni. Deve diventare una scelta quotidiana, fatta di azioni tangibili e accessibili, come migliorare l’efficienza energetica della propria abitazione.

Un intervento tra i più semplici, efficaci e strategici è l’isolamento del sottotetto, una misura che consente di:

  • Ridurre le dispersioni termiche durante i mesi invernali;
  • Limitare il surriscaldamento degli ambienti interni in estate;
  • Risparmiare fino al 40% sui costi di riscaldamento e condizionamento;
  • Migliorare il comfort abitativo in tutte le stagioni;
  • Aumentare il valore dell’immobile e migliorarne la classe energetica;
  • Ridurre le emissioni domestiche, contribuendo concretamente alla transizione ecologica.

 

Il sottotetto è, in molti casi, il punto debole della casa dal punto di vista termico. Isolarlo in modo efficace permette di ottenere benefici immediati e duraturi, sia economici che ambientali. Inoltre, si tratta di un intervento che può rientrare in agevolazioni fiscali e programmi di incentivazione nazionale o locale.

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