La casa bene rifugio

11/06/2026

Il mattone non perde il suo fascino, al contrario, consolida il suo ruolo di pilastro assoluto del sistema economico, sociale e culturale italiano con un mercato da 134 miliardi tra ricambio generazionale e una sfida aperta per l’efficienza energetica.

In un panorama globale spesso caratterizzato da incertezze finanziarie e mercati volatili, le famiglie italiane continuano a identificare nell’immobile residenziale la cassaforte più sicura per i propri risparmi, e i dati più recenti non lasciano spazio a dubbi evidenziando che quello passato si è chiuso come un anno record, consacrando la casa come il vero e proprio bene rifugio per eccellenza nel nostro Paese.

A scattare questa nitida fotografia è il quarto Osservatorio sull’Abitare intitolato “Una casa è per sempre, un investimento che vale”, con un’analisi che mette in luce un comparto residenziale in netta espansione, rinvigorito dalla ritrovata stabilità dei tassi d’interesse e dal controllo dell’inflazione. Il bilancio finale del 2025 parla di un fatturato complessivo che sfiora i 135 miliardi di euro (per l’esattezza 134,77 miliardi), segnando una crescita dell’8,25% su base annua e, dato ancora più impressionante, un balzo in avanti superiore al 60% nell’ultimo decennio.

Il mercato immobiliare italiano si dimostra non solo resiliente, ma capace di rinnovarsi profondamente attraverso dinamiche strutturali complesse: un imponente passaggio di ricchezza intergenerazionale, lo spostamento della domanda verso le seconde case e la prima cintura urbana, e una cronica carenza di offerta che sta spingendo i prezzi verso l’alto, ponendo con forza il tema della qualità energetica del patrimonio immobiliare costruito.

Compravendite verso quota 800 mila: i numeri di un boom

La vivacità del mercato è testimoniata dal volume delle transazioni, con i dati che evidenziano che nel corso del 2025, le compravendite hanno raggiunto la quota di 770 mila unità, facendo registrare un incremento del 7% rispetto all’anno precedente. Gli esperti indicano che questo trend non è destinato a fermarsi nel breve periodo, anzi le previsioni per il 2026 proiettano il mercato immobiliare verso il traguardo delle 800 mila transazioni annue. Un elemento di forte discontinuità, emerso nell’ultimo report rispetto al passato riguarda la destinazione d’uso di questi acquisti, e indica come il 40% delle compravendite totali registrate nell’ultimo anno abbia riguardato le seconde case.

Questo dato rivela una duplice tendenza, ed evidenzia da un lato, il desiderio delle famiglie di ritagliarsi spazi propri per il tempo libero e il benessere al di fuori dei grandi centri urbani, e dall’altro, una forte componente speculativa e di investimento.

Con i rendimenti finanziari tradizionali spesso altalenanti, l’acquisto di un secondo immobile da mettere a reddito, magari nei circuiti delle locazioni brevi o turistiche, viene percepito come una strategia di protezione del capitale estremamente efficace.

La richiesta supera il numero di case

Questo eccezionale volume di domanda deve però fare i conti con un fattore limitante rappresentato dalla scarsità dell’offerta, infatti il mercato si trova in una situazione di forte squilibrio, con la richiesta di abitazioni che supera di gran lunga la disponibilità di immobili di livello sul mercato.

La conseguenza diretta è il surriscaldamento dei listini, che ci indica come nel 2025 i prezzi medi delle abitazioni sono saliti del 3,1%, e le stime per questo 2026 che prevedono un’ulteriore accelerazione, con un incremento atteso del 4%.

Il fenomeno diventa ancora più evidente se si analizza il segmento del nuovo. Le case di nuova costruzione, progettate secondo standard moderni, sono merce rara, e proprio per questo, i loro valori commerciali sono cresciuti del 6,5% nel 2025 e si apprestano a subire un’impennata vicina al 7% nel corso del 2026.

Chi cerca un immobile oggi non vuole semplicemente quattro mura, ma cerca efficienza, design e modernità, caratteristiche che l’attuale stock immobiliare italiano fatica a offrire su larga scala e per questo motivo il numero di case disponibili sul mercato non è sufficiente rispetto alla richiesta.

Valorizzare il patrimonio esistente

Da sempre sosteniamo che il risparmio deve essere il primo obiettivo. Ovviamente parliamo di risparmio intelligente, che dal nostro punto di osservazione è rappresentato dall’aspetto energetico. Ma vi è anche un lato di osservazione “strutturale” riferendoci al patrimonio immobiliare italiano, ed è rappresentato dalla valorizzazione di quanto costruito in passato, che oggi può trovare nuova vita e utilizzo adeguato alle esigenze di vita attuali. Facciamo un salto a Genova, dove secondo i numeri dell’Osservatorio Federcasa, la Liguria figura tra le regioni del Nord con il maggior numero di immobili inagibili da manutenere, con una cifra che supera addirittura i 4.000 alloggi, di cui si registra la concentrazione più alta proprio a Genova, dove il tessuto urbano storico e le periferie nate nel dopoguerra presentano contesti e situazioni strutturali uniche.

Molte di queste abitazioni, quasi tutti condomini, sono inagibili non solo per impianti non a norma o serramenti fatiscenti, ma per una cronica mancanza di isolamento che causa umidità, muffe e costi di gestione insostenibili.

Il costo medio di una manutenzione straordinaria si aggira attorno ad una cifra compresa tra i 20 e i 25 mila euro per alloggio, e in questo budget, l’efficienza energetica dovrebbe, o meglio deve, diventare la priorità per garantire un’intervento duraturo e realmente utile alle famiglie che ne saranno assegnatarie. Non parliamo di tinteggiature e di interventi “di facciata”, ma operazioni sostanziali che portino beneficio reale. Anche in questo caso bisogna prevedere prima di tutto l’isolamento con l’insufflaggio, che risulta il più performante e il meno costoso in assoluto, e poi spalmare il budget alle altre iniziative per il miglioramento energetico ed estetico.

L’Osservatorio Federcasa ha evidenziato questa opportunità a Genova, ma quante ne abbiamo di situazioni simili in Italia, che se sviluppate con criterio porterebbero decine di migliaia di nuovi alloggi, efficientati e a basso consumo?

Patrimoni in movimento: la transizione generazionale da 2,250 miliardi

Ritornando al focus di questo articolo, per comprendere a fondo le ragioni di questa solida tenuta del mercato immobiliare, è necessario guardare alle peculiarità sociologiche del nostro paese. Rispetto alle altre grandi economie europee, l’Italia si distingue storicamente per uno dei tassi di proprietà immobiliare più alti in assoluto. La casa, nella mentalità italiana, non è un servizio di cui fruire a tempo determinato, ma un traguardo di vita, un simbolo di stabilità, nonché strumento principale attraverso cui si costruisce e si tramanda la ricchezza familiare.

Oggi questo modello sta affrontando una svolta epocale, e ci troviamo nel pieno di una storica fase di transizione patrimoniale. Secondo i dati del report di Scenari Immobiliari, è in atto uno spostamento di ricchezza senza precedenti, pensate che oltre 2.250 miliardi di euro di valore immobiliare, detenuti dalle generazioni nate tra il 1945 e il 1964 (i cosiddetti Baby Boomer), stanno passando nelle mani dei figli e dei nipoti. Questo imponente flusso di capitali e di immobili sta ridisegnando completamente gli equilibri tra domanda e offerta. In molti casi, gli eredi scelgono di monetizzare il patrimonio ricevuto per acquistare abitazioni più in linea con le proprie esigenze di vita, oppure utilizzano la liquidità derivante dalle successioni come anticipo per l’acquisto della prima casa. Tuttavia, questo fenomeno contribuisce anche a creare una sorta di imbuto nelle grandi città, visto che le vecchie proprietà di famiglia spesso necessitano di pesanti interventi di ristrutturazione prima di poter essere rimesse sul mercato, accentuando temporaneamente la carenza di prodotto immediatamente abitabile.

La mappa della dinamicità: Milano accelera, Roma incassa il primato

La geografia del mercato immobiliare italiano conferma la polarizzazione attorno ai due principali motori del paese, pur mostrando segnali di evoluzione estremamente interessanti nelle altre aree metropolitane.

Milano dopo una breve fase di riflessione, è tornata ad essere la regina indiscussa della dinamicità di mercato. Il capoluogo lombardo ha registrato ben 26 mila compravendite nel 2025, segnando un +8,3% rispetto all’anno precedente e generando un fatturato da capogiro pari a 11,8 miliardi di euro. A Milano il vero nodo resta però la disponibilità di spazio, perché insieme a Roma, concentra oltre il 70% delle sole 17.200 nuove abitazioni disponibili nei grandi centri urbani dell’intero paese, e nonostante i cantieri aperti, il peso del nuovo non riesce a superare l’8% dello stock complessivo della città. Questa estrema scarsità di immobili ha prodotto un cambio radicale nelle abitudini d’acquisto con la domanda che si è spostata massicciamente verso unità di dimensioni ridotte, vero è che i monolocali e i piccoli bilocali sono tornati a essere i veri protagonisti del centro urbano, ambitissimi da giovani professionisti, studenti e investitori.

Se Milano vince il premio della dinamicità, Roma si consolida come il primo mercato italiano per volume d’affari assoluto. Il fatturato della capitale ha toccato la cifra record di 12,6 miliardi di euro, in crescita del 4,1%. A fare da volano all’economia immobiliare romana è stato l’effetto combinato delle celebrazioni del Giubileo e l’attivazione dei massicci investimenti legati al PNRR(Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Questi fattori hanno innescato una profonda rigenerazione urbana e risvegliato un fortissimo interesse per il centro storico e i quartieri di pregio, anche se vivere nel cuore della città eterna è diventato un lusso per pochi, visto che i prezzi medi nel centro storico hanno ormai toccato e superato la barriera dei 10.750 euro al metro quadrato.

La fuga verso la qualità e il riscatto delle cinte urbane

L’Osservatorio sull’Abitare evidenzia come il boom immobiliare non sia una prerogativa esclusiva delle due capitali economiche e politiche del Paese, si registra infatti un netto recupero di storiche metropoli come Torino e Genova, oltre a una crescita diffusa in tutte le cosiddette città metropolitane funzionali.

Città come Bologna e Napoli, ad esempio, stanno mostrando eccellenti segnali di resilienza e vitalità economica. In questi contesti, tuttavia, si nota un fenomeno sociologico e di mercato molto chiaro, con la domanda che si sta progressivamente spostando verso i comuni della prima cintura urbana, l’hinterland immediato. Questo spostamento è guidato da quella che gli analisti definiscono una vera e propria fuga verso la qualità. Le periferie interne delle grandi città sono spesso percepite come caotiche, prive di servizi adeguati o caratterizzate da uno stock edilizio degradato. Al contrario, i comuni della prima cintura offrono una qualità dell’abitare giudicata nettamente superiore, con più aree verdi, maggiore tranquillità, facilità di parcheggio e spazi abitativi più ampi a parità di budget. L’hinterland delle grandi città si sta trasformando da semplice dormitorio a nodo strategico dell’economia territoriale, e queste aree sono oggi in grado di assorbire quella quota massiccia di domanda che non trova una risposta soddisfacente, o che non trova sostenibilità economica, nei centri storici sempre più saturi e dai costi inaccessibili.

In Italia un patrimonio immobiliare da rinnovare

I dati ci consegnano un mercato immobiliare in salute finanziaria straordinaria, ma aprono anche una riflessione profonda sulla natura delle nostre case. Se è vero che l’80% degli italiani è proprietario dell’immobile in cui vive, è altrettanto vero che la stragrande maggioranza di questo patrimonio è stata edificata prima degli anni ’80, in un’epoca in cui i concetti di risparmio energetico e sostenibilità ambientale, complice il ridotto costo dell’energia, semplicemente non esistevano.

Comprare casa oggi, o valorizzare quella ricevuta in eredità, non può più prescindere da una valutazione attenta dei costi di gestione. Un immobile datato, non isolato, si trasforma rapidamente da bene rifugio a idrovora di risorse economiche a causa di bollette energetiche sempre più salate. La vera sfida per le famiglie italiane nei prossimi anni sarà la transizione energetica del proprio spazio abitativo. La casa del futuro deve essere una struttura performante, progettata e ottimizzata per ridurre drasticamente i consumi legati al riscaldamento invernale e al raffrescamento estivo, perché rendere una casa efficiente non è solo una scelta etica per l’ambiente, ma un investimento economico diretto, visto che aumenta il valore di mercato dell’immobile, ne garantisce la commerciabilità futura e si traduce in un risparmio immediato e tangibile ogni mese.

Isolamento termico con insufflaggio

Quando si pensa all’efficientamento, spesso si ipotizzano interventi complessi, invasivi e dai costi esorbitanti come il rifacimento totale delle facciate o l’installazione di impianti iper-tecnologici. In realtà il primo passo fondamentale per ottenere una casa davvero più efficiente e confortevole è agire sull’involucro edilizio attraverso l’isolamento termico. Tra le soluzioni più intelligenti, rapide ed economicamente sostenibili spicca l’isolamento termico tramite insufflaggio. Questa tecnica consiste nell’inserimento di materiale isolante ad alte prestazioni (come lana di vetro in fiocchi, fibra di cellulosa o materiali espansi) direttamente all’interno delle intercapedini dei muri perimetrali o nel sottotetto. L’insufflaggio presenta vantaggi straordinari perché non richiede l’installazione di ponteggi esterni, non riduce lo spazio calpestabile interno della casa, si realizza spesso in un’unica giornata di lavoro e ha un costo decisamente inferiore rispetto al classico cappotto termico esterno. Il risultato è immediato, svaniscono i ponti termici, le pareti smettono di essere fredde al tatto, spariscono i rischi di muffe e condense, e la temperatura interna si stabilizza, riducendo drasticamente l’uso di caldaie e condizionatori.

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