Nature Based Solution
23/11/2025
Negli ultimi decenni le nostre città sono cambiate profondamente, diventando luoghi sempre più urbanizzati, densamente costruiti e segnati da un clima che sta subendo variazioni evidenti. Temperature più estreme, ondate di calore sempre più frequenti e inverni non necessariamente più rigidi, ma caratterizzati da sbalzi anomali, rappresentano una sfida importante sia dal punto di vista ambientale che sanitario. Se un tempo le città erano progettate soprattutto per rispondere alle esigenze di mobilità, produttività e sviluppo economico, oggi diventa fondamentale integrare un nuovo parametro: la salute delle persone, legata anche alla capacità di adattarsi a un clima che cambia.
In questo scenario, le cosiddette Nature-based Solutions, o NBS, stanno diventando una delle risposte più promettenti. Si tratta di interventi che sfruttano elementi naturali o soluzioni ispirate ai processi ecologici per migliorare la qualità dell’ambiente urbano. In pratica: riportare la natura in città, ma in modo razionale, progettato e strutturato. Non solo aiuole e parchi, ma vere infrastrutture verdi capaci di migliorare il microclima, ridurre l’inquinamento, filtrare l’acqua, assorbire CO₂ e mitigare gli effetti di caldo e freddo sulle popolazioni urbane.
Una recente ricerca internazionale condotta nell’ambito del progetto europeo VEG-GAP, coordinato da ENEA e pubblicata sulla rivista Forests, ha analizzato proprio il ruolo delle infrastrutture verdi in città e il loro impatto sulla salute. Il risultato è chiaro: se ben progettati, interventi come tetti verdi, foreste urbane, pavimentazioni permeabili o corridoi ecologici possono ridurre la mortalità collegata alle temperature estreme. Un dato particolarmente rilevante se si considera che entro il 2050 quasi il 70% della popolazione mondiale vivrà in contesti urbani, rendendo l’ambiente cittadino il luogo principale in cui si giocherà la sfida della sostenibilità e del benessere umano.

Il problema: l’isola di calore urbana e i suoi effetti sulla salute
Chi vive in città lo percepisce chiaramente: in estate le vie e le piazze urbane trattengono il calore molto più a lungo rispetto alle aree rurali circostanti. La causa è la cosiddetta “isola di calore urbana”, un fenomeno dovuto a diversi fattori: superfici asfaltate e cementificate che accumulano e rilasciano calore, traffico intenso, assenza di vegetazione e scarsa ventilazione. In inverno, invece, la stessa impermeabilità del suolo e l’assenza di superfici verdi può contribuire a rendere le città più fredde o comunque meno capaci di modulare gli sbalzi termici, aumentando il fabbisogno energetico degli edifici per riscaldarsi.
Il risultato è una maggiore esposizione della popolazione alle temperature estreme. Temperature troppo alte non significano solo caldo fastidioso: aumentano la probabilità di colpi di calore, malesseri cardiocircolatori, difficoltà respiratorie, problemi per anziani e persone fragili. Allo stesso modo, temperature troppo basse possono contribuire a un aumento della mortalità correlata al freddo, soprattutto in edifici non adeguatamente isolati sul piano termico.
In questo contesto, la ricerca ENEA mostra come il verde urbano non sia solo un elemento estetico, ma un alleato concreto nella protezione della salute pubblica.
Lo studio ha analizzato tre città europee con caratteristiche climatiche e urbanistiche diverse: Milano e Bologna, in Italia, e Madrid, in Spagna. Le simulazioni hanno applicato modelli climatici ad alta risoluzione per valutare come interventi diffusi di rinverdimento possano modificare temperatura e mortalità nel lungo periodo.
A Milano, l’effetto del verde urbano sul microclima sarebbe positivo ma limitato dalla densità edilizia e dalla ridotta disponibilità di superfici utili per espandere le aree verdi. Secondo i ricercatori, gli interventi potrebbero portare a una leggera diminuzione delle temperature invernali e a variazioni minime di quelle estive. Ma anche un impatto contenuto, applicato su una città molto popolosa, porta un beneficio importante: la riduzione stimata è di circa 1,2 morti l’anno legate agli estremi termici.
Molto più evidente il dato di Bologna, dove un incremento di tetti verdi, alberature e corridoi ecologici si tradurrebbe in una riduzione più significativa degli sbalzi termici, con una diminuzione dei “gradi freddo” più marcata rispetto ai “gradi caldo”. Il bilancio complessivo porta a una stima di circa 3,4 decessi evitati ogni anno.
Il risultato più evidente arriva da Madrid, città con estati più torride e più esposte al rischio di ondate di calore. Qui il potenziamento delle infrastrutture verdi permetterebbe un raffrescamento urbano più netto, traducendosi in un beneficio sanitario stimato in oltre quattro decessi evitati all’anno. In altre parole, laddove l’impatto delle temperature elevate è più critico, il verde urbano mostra un potenziale di protezione ancora maggiore.

Perché riportare la natura in città non è solo una scelta estetica
La ricerca ENEA ribadisce un concetto fondamentale: le Nature-based Solutions sono uno strumento strategico per ripensare le città del futuro. Non si tratta di “mettere piante ovunque”, ma di strumenti integrati in una pianificazione urbana intelligente. Foreste urbane, tetti verdi, pareti vegetali, agricoltura verticale, corridoi ecologici, pavimentazioni permeabili e rinverdimenti diffusi possono svolgere funzioni concrete, misurabili e di grande valore:
migliorano la qualità dell’aria assorbendo parte degli inquinanti, riducono il rumore urbano,creano ombra, frescura e superfici meno suscettibili al surriscaldamento,
trattengono acqua piovana riducendo i rischi di allagamento, favoriscono la biodiversità locale, migliorano la vivibilità e il benessere psicofisico dei cittadini.
In un contesto in cui i fenomeni estremi, dalle ondate di calore alla siccità, fino agli eventi meteo intensi, sono destinati a diventare più frequenti, intervenire sul paesaggio urbano significa prevenire invece che curare.
Non sorprende, quindi, che sempre più amministrazioni stiano inserendo nel proprio piano urbanistico misure di rinverdimento diffuse: piantumazioni lungo le strade, incentivi per tetti verdi privati e pubblici, corridoi ecologici che collegano parchi, piste ciclabili ombreggiate, riqualificazione di piazze e aree dismesse, ma anche linee guida edilizie che prevedono il verde come requisito normale e non più opzionale.
Città resilienti fuori, ma anche case più salubri dentro
Disegnare città più verdi è fondamentale, ma c’è un aspetto altrettanto importante che riguarda la vita quotidiana delle persone: anche l’interno degli edifici deve diventare più efficiente, salutare e protettivo dal punto di vista termico.
Se una città più alberata rende le temperature urbane più sopportabili, una casa ben coibentata permette di mantenere un clima interno confortevole senza sprechi energetici. Ed è proprio nelle nostre abitazioni che si gioca una parte essenziale del benessere termico quotidiano. Molte ricerche mostrano che gran parte della dispersione di calore o del surriscaldamento degli edifici avviene attraverso il tetto o il sottotetto, che spesso è la parte meno isolata di vecchi fabbricati.

Un consiglio concreto e alla portata di tutti: isolare il sottotetto con l’insufflaggio
Se la ricerca ci mostra quanto la natura possa aiutarci a rendere le città più vivibili, esiste un intervento altrettanto efficace che ciascuno di noi può realizzare su casa propria per ridurre consumi energetici, migliorare il comfort abitativo e proteggere la propria salute: isolare il sottotetto, soprattutto se non abitato.
Uno dei metodi più performanti e diffusi è l’insufflaggio , una tecnica rapida e non invasiva che permette di isolare il sottotetto insufflando materiali coibenti naturali o tecnici, come cellulosa, lana di roccia, fiocchi minerali, senza demolizioni e senza lunghi cantieri. L’intervento richiede poche ore, si esegue dall’esterno o da botole già esistenti e permette di ottenere un isolamento continuo, uniforme e duraturo.
Isolare il sottotetto con l’insufflaggio significa:
- ridurre la dispersione del calore in inverno,
- mantenere l’abitazione più fresca in estate,
- diminuire la necessità di accendere termosifoni o condizionatori,
- tagliare le bollette in modo significativo,
- migliorare il comfort abitativo in ogni stagione,
- proteggere la casa dagli sbalzi termici che, come mostrano gli studi, possono avere effetti diretti sulla salute delle persone più fragili.
Inoltre, un edificio che consuma meno energia contribuisce a sua volta a ridurre la produzione complessiva di calore in città, chiudendo il cerchio tra scelte individuali e benessere collettivo, parlane con gli esperti dell’isolamento del sottotetto.
Conclusione
La trasformazione delle città in ambienti più verdi e vivibili non è più una prospettiva futuristica, ma una necessità concreta e urgente. Gli studi – come quello del progetto VEG-GAP coordinato da ENEA – dimostrano che foreste urbane, tetti verdi, corridoi ecologici e più in generale le infrastrutture naturali migliorano il microclima cittadino e possono ridurre la mortalità legata alle temperature estreme. Riportare la natura nelle città significa migliorare la salute pubblica, rendere gli spazi più resilienti al cambiamento climatico e preparare le nostre metropoli al mondo che verrà.
Ma la sfida non si gioca solo su scala urbanistica. Anche la casa in cui viviamo può fare la differenza. Così come le città devono diventare più verdi fuori, le abitazioni devono diventare più efficienti dentro. E uno dei modi più semplici, rapidi e efficaci per iniziare è intervenire sul tetto della propria abitazione, isolando il sottotetto tramite insufflaggio. È una soluzione intelligente, moderna, poco invasiva, che migliora il comfort termico, riduce i consumi energetici e ci protegge dagli sbalzi climatici, contribuendo al benessere nostro e dell’ambiente.
In fondo, costruire città più sane significa integrare visione e responsabilità: grandi scelte pubbliche da un lato, piccoli gesti concreti e alla portata di tutti dall’altro. Solo così il cambiamento diventa reale.




